Calabria, gli ambientalisti contro le pale eoliche

 

 Silvio Messinetti, Catanzaro, 15.12.2014 “Il Manifesto”

Il caso. Il business delle rinnovabili è ricco di incentivi, e nella regione subisce le infiltrazioni delle 'ndrine. Il progetto di un megaparco nel mirino delle associazioni: "Stravolgerebbe il paesaggio e il verde delle foreste"

http://ilmanifesto.info/wordpress/wp-content/uploads/2014/12/15/16pol2f01-calabria-pale-eoliche.jpg

 

Nel 2020 l’Italia dovrà avere il 17% dei pro­pri con­sumi elet­trici da fonte rin­no­va­bile, come pre­vede il Pro­to­collo di Kyoto. Per que­sto da anni stiamo finan­ziando lo svi­luppo dell’energia “pulita”, e i nostri incen­tivi per le pale eoli­che sono i più alti d’Europa. Terna, la società semi­pub­blica respon­sa­bile della tra­smis­sione di ener­gia sulla rete, ha rice­vuto un numero impres­sio­nante di richie­ste di allac­cia­mento per nuovi impianti. Ci sono 170 mila Mw pronti a essere auto­riz­zati seb­bene in Ita­lia il picco di potenza richie­sta sia meno della metà. Nel foto­vol­taico siamo al secondo posto al mondo dopo i tede­schi. E nell’eolico i quinti pro­dut­tori. Pur avendo un ter­ri­to­rio limi­tato e rico­perto da vincoli.

Det­ta­gli. Per­ché la green eco­nomy è anzi­tutto un busi­ness. Ci gua­da­gnano le mul­ti­na­zio­nali, le pic­cole società di svi­lup­pa­tori. Ci gua­da­gna la ‘ndran­gheta. La Cala­bria è la regione che più di ogni altra ha aumen­tato la sua potenza eolica. Ma le ‘ndrine sono col vento in poppa anche fuori dalla regione. La recente inchie­sta della Dda di Peru­gia sulla ‘ndran­gheta umbra ha sve­lato le mire dei Farao-Marincola di Cirò sulla green eco­nomy in Appen­nino centrale.

I numeri non sono neu­tri. In Cala­bria il vento tira eccome. Ma tira soprat­tutto un’irrefrenabile voglia di far cassa con l’eolico. Dal 2006 al 2012 la Regione ha auto­riz­zato ben 56 impianti di ener­gia del vento. Le aree sono cir­co­scritte: lo Jonio cro­to­nese e il Basso catan­za­rese. Aree ven­tose dove la tra­mon­tana vola anche sopra i 50 nodi. Ma anche zone a forte den­sità mafiosa.

Le signo­rie di ‘ndran­gheta si chia­mano Arena, Farao, Grande-Aracri, Vallelunga-Sia, Giampà, Man­cuso. I clan hanno capito che le ener­gie rin­no­va­bili sono la nuova fron­tiera dell’economia legale e ille­gale. Solo nel cro­to­nese ci sono ben 800 torri da pian­tare e 2400 pale da mon­tare. E ancora 250 domande (per oltre 30 mila Mw di potenza) che atten­dono il nulla osta.

Molti impianti sono stati nel tempo con­fi­scati dalla magi­stra­tura, ma ben pre­sto dis­se­que­strati. A dispetto di così tante strut­ture, il fab­bi­so­gno ener­ge­tico non è di certo miglio­rato. Para­dossi. In com­penso è stato detur­pato l’ambiente e sfre­giate le bel­lezze pae­sag­gi­sti­che. L’aria viene tri­vel­lata bel­la­mente dalle pale. Per gon­fiare le tasche dei palaz­zi­nari del vento.
Che molte volte assu­mono le vesti di ‘ndrine e potere criminale.

«Il mare e la mon­ta­gna, gli abissi e le vette pos­sono sem­brare ambienti lon­tani ma in Cala­bria vi è un mas­sic­cio, il Reven­tino, che li avvi­cina come pochi. Anzi dai suoi boschi si può addi­rit­tura godere la vista di due mari. Il Reven­tino si affac­cia con il suo pro­filo ondu­lato sulla parte più stretta della Peni­sola, l’istmo di Mar­cel­li­nara, tra i mari Jonio e Tir­reno di appena 30 km». Così scrive Fran­ce­sco Bevi­lac­qua ne Il Parco Nazio­nale della Sila, guida natu­ra­li­stica e escur­sio­ni­stica, edito da Rub­bet­tino. Con ogni pro­ba­bi­lità insieme ai fag­geti, agli alberi di alto fusto, al piano col­li­nare con i suoi poderi col­ti­vati inter­val­lati da albe­ra­ture da frutto e orna­men­tali, tra pochi anni svet­te­ranno anche decine di pale eoli­che. Pro­prio così. A que­ste lati­tu­dini non esi­stono vin­coli. Le pale pos­sono girare ovun­que. Anche in un parco nazionale.

L’atto è datato 12 novem­bre e porta la firma della regione Cala­bria ad appena due set­ti­mane dalle ele­zioni. Un colpo di coda, insomma, dei burat­ti­nai dell’eolico. Viene indetta un’apposita Con­fe­renza dei ser­vizi, durante la quale sarà vagliata l’istanza per il rila­scio dell’autorizzazione unica alla società Creta Ener­gie Spe­ciali srl, con sede legale ad Arca­va­cata di Rende, e di cui Daniele Men­niti, già sin­daco di Falerna, è pre­si­dente del con­si­glio d’amministrazione dello spin-off acca­de­mico dell’Università della Cala­bria. L’impianto, deno­mi­nato Tri­fo­glio, sarà situato nei comuni di Con­flenti, Lame­zia, Motta Santa Lucia, Decol­la­tura e Pla­ta­nia. Avrà una potenza nomi­nale di 20,7 Mw. Se dovesse essere rea­liz­zato si aggiun­ge­rebbe ai par­chi eolici già auto­riz­zati, che già riguar­dano il mas­sic­cio del Reventino-Mancuso, e nello spe­ci­fico, i comuni di Tiriolo, Ser­ra­stretta, Pia­no­poli, Mar­cel­li­nara e Amato.

«Tra quelli già auto­riz­zati e quello da auto­riz­zare — com­menta Fran­ce­sco Bevi­lac­qua — tutto il mas­sic­cio diver­rebbe sede del più grande parco eolico in Europa soprat­tutto se acco­mu­nato a quello che già esi­ste e che verrà ulte­rior­mente incre­men­tato, situato sul ver­sante sud dell’istmo di Mar­cel­li­nara. Siamo di fronte — aggiunge — a una con­cen­tra­zione di cen­ti­naia di pale nello stesso ambito ter­ri­to­riale e pae­sag­gi­stico. Una cosa mai vista nel continente«.

Le asso­cia­zioni e gli ambien­ta­li­sti sono già in mobi­li­ta­zione. Il comi­tato per il no al parco eolico del Reven­tino (Arci, Wwf, Ita­lia nostra, Age­sci, Legam­biente, Fai, reti di resi­stenza ter­ri­to­riale) è sul piede di guerra. «Non pos­siamo, ora, accet­tare che gli sforzi com­piuti negli anni Ses­santa per por­tare a com­pi­mento il rim­bo­schi­mento della zona, facendo diven­tare il Reven­tino un impor­tante pol­mone verde per il ter­ri­to­rio, ven­gano vani­fi­cati da una spe­cu­la­zione camuf­fata da “pro­gresso tec­no­lo­gico”. Ripen­sare a luo­ghi come la Pie­tra di Fota, Capo Bove, i massi del Reven­tino, infe­stati e detur­pati da una selva di pale eoli­che, ci feri­sce, e non per un fatto sen­ti­men­tale. Ma per­ché ben cono­sciamo il valore dell’unicità ambien­tale di que­sto ter­ri­to­rio, della sua vege­ta­zione e della fauna presente».